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I sartani potrebbero avere un ruolo nel trattamento della malattia di Alzheimer


Secondo i ricercatori della Georgetown University Medical Center ( GUMC ) e dei National Institutes of Health ( NIH ), un farmaco utilizzato per trattare l’ipertensione ha ridotto, in laboratorio, il danno cellulare che è spesso associato alla malattia di Alzheimer.

Lo studio, pubblicato sul giornale Alzheimer’s Research and Therapy ha fornito informazioni a sostegno del potenziale effetto del farmaco Candesartan, così come altri antagonisti del recettore dell'angiotensina ( ARB, sartani ), nel trattamento precoce della malattia di Alzheimer

L’ipertensione riduce il flusso ematico in tutto l’organismo e nel cervello, ed è un fattore di rischio della malattia di Alzheimer.

Precedenti studi epidemiologici avevano trovato che la progressione ad Alzheimer è ritardata nei pazienti ipertesi trattati con sartani.

Utilizzando colture di neuroni, i ricercatori hanno esaminato l'azione del Candesartan sugli effetti neurotossici di esposizione a concentrazioni elevate di glutammato, un fattore di danno dimostrato nei primi stadi della malattia di Alzheimer.

Il sartano ha impedito la morte neuronale indotta da glutammato.

Sono state condotte approfondite analisi genetiche, dimostrando che il Candesartan previene l'infiammazione neuronale e molti altri processi patologici, tra cui le alterazioni che riguardano il metabolismo della proteina amiloide, un segno distintivo della malattia di Alzheimer.

L'espressione genica nelle culture di neuroni è stata messa a confronto con le banche dati genetiche di campioni autoptici di pazienti con malattia di Alzheimer.
Le correlazioni si sono mostrate altamente significative; l'espressione di 471 geni che era alterata da eccesso di glutammato nelle colture è risultata anche alterata nei campioni autoptici del cervello di pazienti che soffrivano di malattia di Alzheimer.
Candesartan ha normalizzato l’espressione di questi geni nelle colture.

I ricercatori hanno ipotizzato che il Candesartan o altri sartani, non solo possono rallentare la progressione della malattia di Alzheimer, ma anche prevenire o ritardare il suo sviluppo. ( Xagena )

Fonte: Georgetown University Medical Center, 2016

Claudio Ferri, Università dell’Aquila – Dipartimento di Medicina Interna e Nefrologia

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