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I pazienti sottoposti a Programmi educazionali riescono a riconoscere i sintomi dell’ictus, favorendo gli interventi terapeutici precoci


Uno studio pubblicato sulla rivista Stroke ha mostrato che un Programma educazionale intensivo può aiutare i sopravvissuti a un ictus a riconoscere rapidamente i sintomi di un successivo ictus e a cercare un trattamento immediato. Pochi pazienti con ictus arrivano al Pronto soccorso entro tre ore dall'insorgenza dei sintomi.

L’FDA ( Food and Drug Administration ), l’Agenzia regolatoria statunitense, ha concesso l’approvazione al farmaco tPA ( attivatore tissutale del plasminogeno) da impiegare entro 3 ore dall'insorgenza dei sintomi, mentre l'American Heart Association / American Stroke Association indica che il tPA può essere somministrato fino a 4.5 ore in alcuni pazienti.

Uno studio denominato SWIFT ( Stroke Warning Information and Faster Treatment ) ha confrontato l’efficacia di un intervento interattivo con quella di materiale didattico, relativamente ai tempi di arrivo in ospedale per recidiva di ictus, nei pazienti con ictus lieve o attacco ischemico transitorio ( TIA ).

Entrambi i gruppi di intervento hanno ricevuto materiale standardizzato mirato a renderli in grado di riconoscere e reagire ai sintomi dell’ictus.
Il gruppo di intervento interattivo è stato anche sottoposto a riunioni di gruppo in ospedale focalizzate sulle tecniche per descrivere i sintomi di ictus agli operatori del Servizio di Emergenza medica.

Questo studio randomizzato, monocentrico ha riguardato 1.193 sopravvissuti a ictus in forma lieve o ad attacchi ischemici transitori, di età media 63 anni. La metà di loro era di sesso femminile; il 51% era rappresentato da ispanici, il 26% da bianchi e il 17% da neri.

Durante i 5 anni dello studio, 224 pazienti hanno presentato una recidiva di ictus o sintomi simili all’ictus. Il 42% di questi pazienti è arrivato al Pronto soccorso entro 3 ore contro il 28% del basale, con un aumento del 49% nella proporzione di pazienti arrivati entro 3 ore dall’insorgenza dei sintomi. Tra gli ispanici, l’aumento è stato del 63%. ( Xagena )

Claudio Ferri, Università de L’Aquila - Dipartimento di Medicina Interna e Nefrologia

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